Monday, August 1, 2016

Turchia, Russia, Ue, Usa: il grande gioco. Intervista ad Alberto Gasparetto, di Francesco Rossi


1) Cosa è successo in Turchia: colpo di stato fallito o fasullo? 

Le modalità attraverso le quali il tutto si è svolto fanno propendere nettamente per la prima ipotesi. L’intelligence turca aveva da tempo messo sotto controllo alcuni elementi interni al regime, appartenenti alle forze armate e alla magistratura, che si ipotizza facciano parte di una struttura parallela facente capo al movimento Hizmet di Feltullah Gulen, chierico un tempo sodale di Erdogan e dal 1999 residente negli Stati Uniti. 
Certo, l’ingente numero di persone indagate e l’estensione delle misure di sicurezza a migliaia di giornalisti e accademici fanno presupporre che Erdogan stia approfittando della situazione per fare pulizia totale di tutti gli elementi indigesti, anche di quelli non direttamente legati al golpe.

Wednesday, July 20, 2016

Incognite e pericoli sul futuro della Turchia di Erdogan


(Commento già apparso sul sito dell'OPI - Osservatorio di Politica Internazionale e disponibile al seguente link: http://www.bloglobal.net/2016/07/incognite-e-pericoli-sul-futuro-della-turchia-di-erdogan.html) 
Sono numerosi gli interrogativi che in queste ore, a distanza di ormai cinque giorni dal fallito colpo di Stato in Turchia, si stanno ponendo i rappresentanti delle cancellerie occidentali. Che sorte verrà riservata ai congiurati, magistrati e agli appartenenti alle forze armate e di polizia (un numero che al momento in cui si scrive ha oltrepassato le diecimila unità)? Saranno sottoposti alle procedure previste dal giusto processo, oppure le immagini che ritraggono soldati denudati, con mani legate, stipati all’interno di palestre debbono forse indurci a pensare, come ha scritto Dacia Maraini ieri mattina sul Corriere della Sera[1], che la giustizia potrebbe essere facilmente sostituita dalla vendetta?

Wednesday, June 8, 2016

Le ambizioni di Erdogan nella Turchia in cambiamento

(commento già apparso sul sito dell'OPI - Osservatorio di politica internazionale e reperibile cliccando sul seguente link http://www.bloglobal.net/2016/06/ambizioni-erdogan-turchia-cambiamento.html).
Turchia, giugno 2015. Appena un anno fa. Elezioni per l’avvio della ventiquattresima legislatura. La Turchia è sull’orlo dello stallo politico. Nessuno dei partiti – nemmeno l’AK Parti di Erdoğan che aveva vinto le precedenti tre tornate elettorali (2002, 2007, 2001) – ottiene la maggioranza assoluta per formare un nuovo governo. I tentativi di creare comunque una compagine politica per sostenere un esecutivo falliscono miseramente e il Presidente Erdogan si trova costretto ad indire nuove elezioni per il mese di novembre. La situazione si fa assai più chiara: l’AK Parti stravince ottenendo il 49,5% dei voti, tradotti in 317 seggi, la maggioranza assoluta. Ora può governare da solo e Erdogan si appresta a divenire quel “sovrano” incontrastato che può scegliere la forma del sistema politico-istituzionale che più lo aggrada.

Friday, April 22, 2016

Le prospettive politiche del nuovo vecchio Iran

(commento già apparso sul sito dell'OPI - Osservatorio di politica internazionale e disponibile al seguente link: http://www.bloglobal.net/2016/04/le-prospettive-politiche-del-nuovo-vecchio-iran.html).

Le recenti consultazioni elettorali valide sia per il rinnovo del Majlis (Parlamento) iraniano sia per l’Assemblea degli Esperti hanno visto l’affermazione dei candidati facenti parte del blocco politico legato al Presidente Rohani. Emblema della vittoria è stata la constituency della capitale Tehran in cui la fazione riformista-moderata ha conquistato tutti e 30 i seggi disponibili per il Parlamento (che elegge 290 rappresentanti su tutto il territorio nazionale) e ben 15 membri su 16 all’Assemblea degli Esperti, fra cui i primi due della lista riformista, l’ex Presidente Rafsanjani. uno dei principali businessmen del Paese, e il medesimo Presidente Rohani[1].